Comfort Zone dell’Imprenditore: 7 Scelte “Comode” che Bloccano Crescita e Profitti

La comfort zone dell’imprenditore non è stare fermi, ma continuare a fare ciò che è familiare per evitare decisioni scomode. È fatta di rimandi, operatività e scelte prudenti che nel breve rassicurano, ma nel medio-lungo periodo bloccano crescita, profitti e autorevolezza decisionale, anche in aziende che “sembrano andare bene”.
La comfort zone che vedo ogni giorno negli imprenditori
Quando parlo di comfort zone con gli imprenditori, quasi sempre
vedo una reazione istintiva:
“Non è il mio caso. Io lavoro tanto.”
Ed è vero.
La maggior parte degli imprenditori lavora
tantissimo.
Il problema è un altro: su cosa lavori e perché.
Nel corso degli anni mi è capitato spesso di sedermi davanti a imprenditori con aziende sane, fatturati stabili, clienti consolidati. Apparentemente tutto funzionava. Poi, scavando un po’, emergeva sempre lo stesso schema: le decisioni importanti venivano rimandate.
Ricordo una consulenza in particolare.
A un certo punto chiesi:
“Qual è la decisione che sai di dover prendere, ma che stai
evitando?”
La risposta fu immediata:
“Lo so benissimo… ma non me la sento adesso.”
Quella frase è la fotografia perfetta della comfort zone imprenditoriale.
Non è paura di lavorare.
È paura di rompere un equilibrio.
La comfort zone dell’imprenditore è restare:
-
nell’operatività, perché lì ti senti competente
-
nelle abitudini, perché ti fanno sentire al sicuro
-
nelle decisioni già prese in passato, perché “hanno sempre funzionato”
Il problema è che il mercato cambia anche quando tu resti uguale.
E qui arriva la domanda scomoda, quella che molti evitano:
-
Sto scegliendo ciò che è comodo o ciò che è necessario?
-
Questa decisione la sto rimandando per strategia o per protezione?
-
Se continuo così, sto costruendo un’azienda che cresce o un’azienda che dipende sempre più da me?
La comfort zone non ti ferma di colpo.
Ti accompagna lentamente verso una stagnazione
elegante, difficile da riconoscere ma molto costosa nel
tempo.
Ed è da qui che dobbiamo partire, se vogliamo parlare davvero di crescita.
Le prime scelte “comode” che riconosco subito (e che costano caro)
Quando lavoro con un imprenditore, ci sono alcune scelte
comode che emergono quasi sempre nei primi minuti di
confronto.
Non perché siano “sbagliate” in assoluto, ma perché sono
diventate automatiche.
La prima è rimandare le decisioni difficili.
Rimandare non fa rumore.
Non crea conflitti.
Non espone.
E proprio per questo è così pericoloso.
Ho visto imprenditori rimandare per mesi:
-
una decisione su una persona che non funzionava più
-
un cambio di modello organizzativo
-
un investimento necessario ma scomodo
Ogni volta la giustificazione era razionale.
Ogni volta il costo reale arrivava dopo.
Una decisione rimandata non resta ferma.
Peggiora.
La seconda scelta comoda è restare sempre nell’operatività.
Qui lo dico chiaramente:
l’operatività è una droga potentissima per l’imprenditore.
Ti fa sentire:
-
utile
-
indispensabile
-
competente
Ma più resti operativo, meno sei strategico.
Ricordo un imprenditore che mi disse con orgoglio:
“Qui passa tutto da me.”
Non era un punto di forza.
Era un collo di bottiglia.
Quando tutto passa da te:
-
nessuno decide davvero
-
nessuno cresce
-
l’azienda si adatta a te, non al mercato
La terza scelta comoda è non delegare perché “faccio prima io”.
Questa frase l’ho detta anch’io in passato.
Ed è proprio per questo che oggi so quanto è pericolosa.
Fare prima oggi significa fare sempre tu domani.
Delegare male crea problemi.
Non delegare affatto crea dipendenza
strutturale.
E qui arriva una domanda che lascio sempre agli imprenditori con cui lavoro:
-
Se tu ti fermassi per tre settimane, cosa succederebbe davvero in azienda?
Se la risposta ti mette a disagio, non è sfortuna.
È comfort zone.
Ed è la stessa comfort zone che poi si riflette:
-
nella comunicazione, quando eviti confronti chiari
-
nella vendita, quando resti sul tecnico e non guidi la decisione
Su questi due aspetti torneremo più avanti, perché sono strettamente collegati a ciò che stai leggendo ora.
Le scelte più silenziose (quelle che fanno più danni)
Se le prime scelte comode sono evidenti, queste lo sono molto
meno.
Ed è proprio per questo che, nella mia esperienza, sono le
più pericolose.
La quarta scelta comoda è evitare il confronto interno.
Ho visto imprenditori intelligenti, lucidi, preparati evitare
per mesi una conversazione che sapevano essere necessaria.
Non per paura del conflitto in sé, ma per paura delle conseguenze:
tensioni, malumori, cambiamenti.
Il risultato?
-
problemi che crescono sotto traccia
-
non detti che si accumulano
-
persone valide che smettono di esporsi
La “pace apparente” costa sempre più del confronto fatto
male.
E quasi sempre, quando finalmente si affronta il problema, ci si
rende conto che andava fatto molto prima.
La quinta scelta comoda è continuare a fare ciò che ha sempre funzionato.
Questa è subdola perché viene scambiata per esperienza.
“L’ho sempre fatto così.”
“Nel nostro settore funziona così.”
“Fino a oggi ha funzionato.”
Tutto vero.
Ma il mercato non ti chiede cosa ha funzionato ieri.
Ti chiede cosa funziona adesso.
Ho lavorato con aziende che avevano ottimi prodotti e ottimi
clienti, ma modelli decisionali vecchi.
Il problema non era la competenza.
Era l’inerzia.
La sesta scelta comoda è non esporsi davvero come imprenditore.
Qui tocchiamo un punto delicato.
Esporsi significa:
-
prendere posizione
-
dire no
-
assumersi la responsabilità finale
Molti imprenditori preferiscono restare “tecnici”, “neutrali”,
“operativi”.
Ma quando l’imprenditore non si espone, l’azienda resta
senza direzione chiara.
La leadership non è simpatia.
È chiarezza.
E la chiarezza, a volte, è scomoda.
Se mentre leggi ti stai dicendo “sì, ma io lo faccio per il bene dell’azienda”, fermati un attimo e chiediti:
-
lo sto facendo per il bene dell’azienda o per non mettermi in difficoltà?
-
cosa sto evitando davvero?
-
cosa succederebbe se fossi più chiaro, anche a costo di creare attrito?
Queste scelte non bloccano l’azienda subito.
La rallentano in silenzio.
Ed è per questo che spesso ce ne accorgiamo quando il prezzo da pagare è già alto.
INFOGRAFICA — Comfort Zone dell’Imprenditore
FAQ — Comfort Zone dell’Imprenditore
1. Cos’è davvero la comfort zone dell’imprenditore?
La comfort zone dell’imprenditore è l’insieme di abitudini decisionali e operative che fanno sentire al sicuro nel breve periodo, ma che nel tempo limitano crescita, struttura e profitti.
2. Perché la comfort zone è così difficile da riconoscere?
Perché spesso è travestita da impegno, esperienza e buon senso. L’imprenditore lavora molto, ma evita decisioni scomode che richiedono esposizione e cambiamento.
3. Quali sono i segnali più evidenti di una comfort zone imprenditoriale?
Rimandare decisioni importanti, restare sempre nell’operatività, non delegare, evitare confronti interni e continuare a fare solo ciò che “ha sempre funzionato”.
4. La comfort zone è sempre negativa per un imprenditore?
No. Diventa un problema quando impedisce l’evoluzione. Restare nella comfort zone troppo a lungo porta a stagnazione, stress e perdita di vantaggio competitivo.
5. Che relazione c’è tra comfort zone e crescita aziendale?
Diretta. Più un imprenditore resta nella comfort zone, più l’azienda dipende da lui, fatica a strutturarsi e rallenta la crescita nel medio-lungo periodo.
6. In che modo la comfort zone influenza comunicazione e leadership?
Porta a una comunicazione più morbida del necessario, a evitare feedback chiari e a non esporsi come leader. Questo genera confusione interna e perdita di autorevolezza.
7. La comfort zone incide anche sulle vendite?
Sì. Si riflette nel modo di vendere: evitare il prezzo, non guidare la decisione, restare sul tecnico. È lo stesso schema di protezione applicato alla relazione con il cliente.
8. Da dove può iniziare un imprenditore per uscirne in modo concreto?
Dal fare chiarezza, non dal cambiare tutto. Analizzare come comunica, come decide e dove evita il confronto è il primo passo. Un check-up mirato aiuta a individuare le vere aree di miglioramento.
Cosa fare adesso (e da dove iniziare davvero)
Se hai letto fin qui, probabilmente una cosa è chiara:
la comfort zone dell’imprenditore non è un difetto
caratteriale, ma un insieme di scelte che a un certo punto
diventano automatiche.
Ed è proprio questo il problema.
Nella mia esperienza, la crescita non si blocca perché mancano
le opportunità.
Si blocca quando le abitudini decisionali diventano più
forti della lucidità.
Non serve stravolgere tutto.
Serve fermarti un attimo e guardarti allo
specchio, con onestà.
Ti propongo tre domande semplici, che uso spesso anche io quando sento che qualcosa non sta scorrendo come dovrebbe:
-
Qual è la decisione che sto rimandando da troppo tempo e che so già di dover prendere?
-
In quale area sto restando operativo perché mi fa sentire al sicuro, invece di essere strategico?
-
Dove sto evitando di espormi per non creare attrito, anche se so che sarebbe necessario?
Queste domande non servono a colpevolizzarti.
Servono a riportarti al centro del tuo ruolo.
Perché quando l’imprenditore resta nella comfort zone:
-
la comunicazione diventa più morbida del necessario
-
le decisioni si annacquano
-
la vendita perde direzione
Non a caso, questi stessi meccanismi li ritrovo spesso anche in altre due aree chiave.
Se vuoi approfondire come la comfort zone si manifesta nella comunicazione, soprattutto attraverso frasi “comode” che indeboliscono autorevolezza e chiarezza, puoi leggere anche:
Comfort Zone nella Comunicazione: 7 Frasi “Comode” che Ti Fanno Perdere Credibilità
E se vuoi capire come le stesse dinamiche impattano la vendita, portando a evitare prezzo, decisione e guida del cliente, trovi qui l’altro approfondimento:
Comfort Zone nella Vendita: 7 Abitudini “Comode” che Ti Fanno Perdere Clienti e Margine
Tutto è collegato.
Ma la radice è quasi sempre una sola: come decidi, come
comunichi, come ti esponi.
Se senti che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, il
primo passo non è cambiare strategia.
È fare chiarezza.
Per questo, se vuoi, puoi partire da qui:
👉 richiedi il Check-up della Comunicazione, uno strumento concreto per capire dove stai restando comodo e dove, invece, hai margine reale di miglioramento.
Non per stravolgere tutto.
Ma per tornare a decidere con lucidità.
A chi potrebbe piacere questo articolo?
Alessandro Ferrari


Comunicazione strategica per imprenditori e manager over 45. Da 20+ anni progetto percorsi per migliorare vendite e relazioni. Oltre 135.000 persone formate in tutta Italia.
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Ho iniziato a 16 anni facendo vendita porta a porta per mantenermi agli studi, e da lì ho costruito un percorso di oltre 40 anni sul campo tra ruoli commerciali e direzionali (da agente a responsabile vendite e marketing) e, negli ultimi 17 anni, come consulente e formatore per aziende e professionisti.
Nel tempo ho formato oltre 135.000 persone con più di 7.500 ore d’aula, tra percorsi in presenza, online e progetti in-house. Prima della consulenza ho lavorato anche in realtà strutturate come Barilla e Gruppo Generali, esperienze che mi hanno lasciato un approccio molto pratico: meno teoria, più strumenti applicabili subito. Sono anche autore di libri dedicati alla comunicazione.
In questo blog condivido metodi, esempi e strategie che puoi usare nella vita professionale (e spesso anche in quella personale) per comunicare in modo più chiaro, autorevole e rispettoso, senza forzature.
Se vuoi capire qual è il passo più utile per te, puoi partire dalla pagina Chi sono oppure scrivermi a info@aferrari.it.





